Azienda Ortofrutticola Rimfruit
Non è detto che da premesse negative, non venga poi fuori una campagna discreta per la frutta estiva

"La campagna delle drupacee, iniziata per noi il 20 maggio 2019 e tuttora in corso, è partita nel peggiore dei modi!. Normalmente le precocissime spuntano prezzi soddisfacenti, mentre quest'anno non è andata così a causa del clima molto freddo che non stimola i consumi e per via della concorrenza spagnola. Fattori che, indipendentemente dai prezzi, fanno sì che le pesche italiane non suscitino l'interesse della Gdo europea". Così dichiara a FreshPlaza Italo Catenaro presidente dell'Op Rimfruit e direttore commerciale della ditta abruzzese Catenaro Italo Srl. Rimfruit, dal 2004, commercializza ortofrutta fresca: in particolare drupacee (pesche, albicocche e susine). Negli ultimi anni, il marchio ha investito sulla produzione e innovazione varietale nel kiwi, sia convenzionale che biologico. Gli impianti in produzione restituiscono prodotto con standard molto elevati.

Per quanto riguarda la frutta estiva, il maggiore mercato dell'organizzazione è rappresentato dal Regno Unito, dove Rimfruit è presente da 20 anni, con forniture importanti verso le maggiori catene distributive britanniche. L'Op Rimfruit è stata infatti tra le prime aziende italiane a ottenere la certificazione BRC (British Retail Consortium).

Per le pesche di prima categoria, nella 22ma settimana del 2019 si sono prospettati prezzi alla produzione inferiori ai 50 cent/kg. "Se qualcosa non cambia dal punto di vista della domanda - precisa Italo - rischiamo di avere problemi nel collocare i volumi di frutta. Comunque, non è detto che da premesse così negative, non venga poi fuori una campagna discreta! E' già successo in passato. Il problema è si aspetta sempre l'incrocio di fattori astrali, mentre occorrerebbe una maggiore pianificazione".

"Gli operatori di settore spagnoli, ormai da anni, hanno conquistato il mercato per una serie di motivi tra cui i costi di produzione più bassi rispetto ai nostri, una maggiore estensione media delle aziende agricole e, di conseguenza, continuità e omogeneità delle forniture. Fattori che rispondono pienamente alle esigenze delle grandi piattaforme distributive. Con il risultato che l'Italia, negli ultimi vent'anni, si è fatta pian piano soffiare via un mercato, con molte responsabilità anche da parte nostra".

Difendere la professionalità italiana nel settore del kiwi "Stiamo puntando molto sulla produzione di kiwi, con disponibilità in crescita, derivanti dagli attuali 300 ettari di terreni che coltiviamo in Abruzzo e a Cisterna di Latina (100 ettari)". "La campagna del kiwi a polpa verde si è appena conclusa, per noi - sottolinea Italo - con un bilancio positivo. Anche se le previsioni a inizio stagione erano nettamente superiori, pure qui la concorrenza di altre nazioni emergenti comincia a farsi sentire. La Grecia ormai produce 200mila tonnellate, quasi la metà della produzione italiana, mentre pochi anni fa ne produceva solo 50mila. Turchia e Iran si affacciano sui mercati con sempre maggiore convinzione".

I prezzi del kiwi, a partire da fine gennaio, sono stati bassi: a soffrire maggiormente sono stati i calibri medio-piccoli, mentre quelli medio-grandi sono stati più richiesti grazie ai clienti specializzati e di nicchia che Rimfruit ha fidelizzato negli anni. "Riusciremo a dare soddisfazione ai nostri produttori solo mediante vendite programmate e pianificate. Oggi non è più possibile svegliarsi il lunedì mattina e guardarsi attorno per cercare dei clienti interessati: con questo sistema anche il kiwi avrebbe dei problemi e sarebbe destinato a perdere il mercato". "Dobbiamo difendere la nostra professionalità e le nostre competenze sulla coltivazione e lo stoccaggio dei kiwi, investendo anche su nuove varietà - cosa che stiamo già facendo il collaborazione con Zespri - non solo per il kiwi a polpa gialla o rossa ma anche su varietà alternative a polpa verde. Non dimentichiamoci però che per molti consumatori questo prodotto è ancora quello verde!"